9 aprile 2018

L’Altra Metà del Cielo, intervista a Elisabetta Neuhoff: “Così cambiò la mia vita”

| a cura di Sonia Oliva

MAI CHIEDERE L’ETÁ ad una signora. Tanto meno a Elisabetta Neuhoff, Amministratore Unico di Close to Media, che di dati anagrafici (e vita privata in generale) proprio non vuole parlare… nonostante di primavere non ne abbia certo molte a giudicare dall’aspetto decisamente giovanile. Bella, solare, con un sorriso aperto e sincero, da poco meno di un decennio è alla guida dell’agenzia di comunicazione che ha aperto nel 2001 armata soltanto di una grande energia e di molte esperienze professionali, mixate ad un’inesauribile voglia di lavorare per dare molto più del 100 per cento.

         I primi passi nel mondo del lavoro, li ha mossi cercando di mettere a frutto la sua laurea in giurisprudenza.

“Ho iniziato – racconta – come praticante in uno studio legale prestigioso e guadagnavo soltanto 50 mila lire al mese. In più. Oltre a perdermi costantemente nei meandri del Tribunale, mi annoiavo profondamente. Ragion per cui, quando mi capitò di leggere un’intervista ad Aldo Chiappe, uno dei padri della comunicazione in Italia, decisi di scrivergli una lettera. Lui rispose e la mia vita cambiò. Vinsi una borsa di studio che mi permise di frequentare un corso di comunicazione al termine del quale cominciai a lavorare come responsabile relazioni esterne ed interne nel colosso americano Waste Management. Non avevo un attimo di tregua ma avere a che fare con colleghi di mezzo mondo era fantastico. Un’esperienza internazionale unica!”.

         Lasciata la Waste Management, la carriera della Neuhoff ha preso il largo approdando in Moby Lines dove aveva il compito di riavviare e reimpostare tutta la comunicazione. Un’esperienza che, a distanza di anni, Elisabetta continua a definire come la più gratificante da un punto di vista umano: “Lavorare con un manager come Vincenzo Onorato, geniale, creativo, gran signore, uno che lascia spazio ai suoi collaboratori, che ascolta e lascia fare è stato eccezionale. Io ero l’unica non napoletana del gruppo, ma sapevo tutte le canzoni partenopee a memoria. Eravamo una squadra fantastica composta da molte donne. Il lavoro realizzato fu un successo e cominciarono ad arrivarmi richieste da altre aziende”.

         Era il 2001 e fu così che Elisabetta Neuhoff decise di aprire un’agenzia tutta sua che chiamò Close to Media, dal titolo di una canzone dei Cure che in quel periodo ascoltava spessissimo. “In realtà -  precisa – la società ha iniziato ad operare nel 2002 quando decisi di tornare da Roma, la mia seconda città. Avevo trovato un piccolo ufficio in mezzo a un giardino. Andai all’Ikea durante il fine settimana, comprai un paio di scrivanie che montai, con fatica, da sola perché non avevo tempo di aspettare, acquistai un fax e aprii i battenti. Avevo solo tre clienti e….tanto coraggio”, Ma per fortuna non è mai stato un problema trovare clienti. Anzi. Aumentano di anno in anno le aziende che si rivolgono all’agenzia milanese di Via Caradosso.

         Eppure Close to Media non è certo l’agenzia “che prende tutto”. “Una volta -  ricorda -  un signore famoso mi offrì un bel po’ di soldi per una consulenza. Io avevo appena firmato un mutuo, insomma non navigavo nell’oro, però lui non era trasparente, penavo volesse utilizzare la mia credibilità per rifarsi la sua e così rifiutai. Meno male: dopo un mese, quel gentil signore, finì in un pasticcio infinito”. Non molto tempo fa, Elisabetta ha detto “no, grazie” anche ad un imprenditore che aveva necessità di ricostruirsi un’immagine dopo che, con una società precedente, aveva truffato dei consumatori.

         È fermamente convinta che la comunicazione deve essere informazione, non l’esatto contrario, ossia l’inganno: “Tutte le decisioni importanti, comunque, le condivido con i colleghi del mio ufficio, anche se poi la responsabilità me la assumo in pieno”.

         Close to Media è un’agenzia dal core business ben definito: consulenza di comunicazione per aziende enti e persone per fare in modo che tutti raggiungano i propri obiettivi finanziari, istituzionali o professionali. Tutto lo staff si riserva come parte operativa la gestione dell’’ufficio stampa, degli eventi e delle relazioni con pubblici specifici. Il resto viene affidato a specialisti con cui collaborano da anni anche se il coordinamento generale fa sempre e comunque capo a Elisabetta Neuhoff.

         “Ho sempre avuto la passione per la finanza e la politica -  racconta Elisabetta -  e queste sono due aree di competenza tradizionalmente molto forti dell’agenzia. Mi piace molto l’industria e la sfida che più mi coinvolge è riuscire a far crescere una piccola impresa italiana fino a portarla ad un incontro al Quirinale per poi accompagnarla verso la Borsa. Una grande soddisfazione per tutti noi anche se questo tipo di impegno va oltre rispetto a ciò che è prettamente comunicazione”.

         Anche Elisabetta, come molti altri manager, ha dovuto abituare a delegare, ha dovuto imparare che non poteva fare tutto da sola e da lì si è creata una squadra.

         La maggior parte della giornata, Elisabetta la trascorre in ufficio: “Non frequento i salotti, non mi sforzo di trovare simpatiche persone solo per interesse e non m è mai capitato di trovare un cliente ad una cena. La nostra – spiega Elisabetta Neuhoff – è una professione con una soglia di competenza tecnica molto bassa, a differenza degli ingegneri o dei medici, e , per contro, di attitudine personale molto alta. È fondamentale avere un mix di psicologia, diplomazia, rapidità di esecuzione, intuizione, serenità personale, curiosità, disciplina, tenacia, cultura unitamente ad una salute di ferro con un’eccellente resistenza allo stress”. Questi i consigli di un’esperta per chi volesse tentare il successo sulla strada della comunicazione: bisogna essere competitivi e ragionare in termini globali.

         Prima di salutare Elisabetta, non è mancato un altro tentativo per cercare di “scoprire” qualcosa in più della sua vita privata.

         Un sogno nel cassetto? La risposta è arrivata diretta. “Lavorativo? Per la mia azienda trovare un partner internazionale. Credo nello sviluppo globale della professione, nello scambio di idee, nell’arricchimento che viene dalla somma delle differenze. Professionale? Vorrei occuparmi maggiormente dei grandi temi istituzionali nazionali, come ho fatto in passato collaborando con vari Ministeri”. E quello personale? “Ma lo devo proprio dire…?” Closed!▪ 

Elisabetta Neuhoff, Fondatrice e Amministratore Unico di Close to Media

Fonte dell'articolo: Uomini & Business, agosto/settembre 2010